Recensioni

Martin Eden di Jack London

8 Aprile 2020

In questo periodo di quarantena e distanza sociale, ciò che mi manca molto in quanto lettrice compulsiva è:

  • recarmi in libreria
  • gironzolare nelle corsie
  • afferrare libri “a sentimento”
  • leggere le trame

ma soprattutto, mi mancano i consigli del mio libraio di fiducia!!

Così, con questa lettura, ho messo a tacere un po’ la malinconia. Infatti questo è l’ultimo libro acquistato e consigliatomi prima che scoppiasse questa pandemia!


Questa è la versione in mio possesso:
pagine 380, brossura
euro 9,50

Trama:

Martin Eden, un giovane marinaio di Oackland, salva la vita a un ragazzotto della buona borghesia di San Francisco, Arthur Morse. Per ringraziarlo, questi lo presenta alla famiglia e alla sorella, Ruth. Tra questa e il giovane marinaio scatta subito un’attrazione vitale, ostacolata però dalle differenze di classe e quindi dalla prevedibile resistenza della famiglia di lei. Un po’ per farsi accettare socialmente, un po’ perché sinceramente affascinato da quel mondo borghese, Martin decide di affinare la propria cultura.


Trecentottanta pagine NON sono molte per chi è abituato a divorare pagine ed inchiostro come fossero noccioline ma vi dico subito che questo libro si lascerà leggere con un ritmo lento e pacato ma soprattutto con la dovuta concentrazione.

Anzitutto il linguaggio: stiamo parlando di un romanzo dei primi anni del ‘900 pregno, zeppo di termini ricercati. La mia interpretazione personale al riguardo è che non si tratti solo dello stile dello scrittore ma della volontà di rimarcare il miglioramento linguistico di Martin Eden a seguito del suo studio matto e disperatissimo. Lo scopo al quale anela sin dal momento in cui incontra Ruth e la sua famiglia è quello di accedere alla classe borghese, considerata da Martin, come la possibilità di acquisire gli strumenti atti ad un miglioramento culturale in quanto scambio di idee fra pari.

Tutta la storia si concentra sul percorso formativo del signor Eden ma a volte pare andare in stallo. Ci sono stati dei passaggi in cui ho avvertito delle ripetizioni o comunque delle parti che potevano essere un attimino sfoltite.

E’ una certezza quella che bisogna essere vigili per seguire tutti i processi mentali di Martin perché egli sta formando il suo pensiero man mano che legge e si informa su nuovi filoni: passa infatti dallo studio della filosofia, alla biologia e alle teorie sull’evoluzione in maniera repentina e vorace tanto quanto lo è la sua fame di sapere.

Il primo vero dramma nel romanzo è la consapevolezza alla quale giunge Martin Eden: la cultura e la posizione sociale non vanno di pari passo. E’ un po’ come dire, passatemi l’espressione banale, “Chi ha il pane non ha i denti”. Il nostro protagonista si rende conto ad un certo punto che i borghesi con i quali incamera una conversazione sono molto limitati nel loro pensiero o meglio, hanno studiato e si sono informati sino al momento in cui ciò ha permesso loro di raggiungere una posizione, ma non c’è nulla di brillante nella loro forma mentis, non c’è stata nessuna evoluzione personale.

L’altro dramma poi è quello della difficoltà che ha di affermarsi come scrittore. Nessuno considera questo un lavoro e dunque nessuna delle persone che circondano Martin, lo spalleggerà e lo incoraggerà.

“Ma tutti i nodi vengono al pettine” (oggi parlo per citazioni). Quando il nostro protagonista raccoglie i primi frutti della sua caparbietà, il mondo intorno a sé inizierà a considerarlo diversamente.

Spiazzante il finale ma l’ho trovato coerente.

Ultima chicca: pare che Martin Eden racchiuda in sé qualche tratto biografico dell’autore.

In questo romanzo c’è molto di più di quello che sono riuscita ad esprimervi ma lascio a voi il piacere di scoprire il resto.

Accettate la sfida?

Buone lettureeeeeeeeeeeeeeeee

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