Recensioni

Siddharta-Hermann Hesse- Recensione

31 luglio 2014
Adelphi
198 pagine
Brossura
Euro 10,00
Ciao a tutti!
Era da tempo che volevo leggere questo libro perché incuriosita dagli echi positivi e ridondanti.
Effettivamente è un libro di formazione che induce alla riflessione e scritto in modo quasi lirico, aulico ma di facile comprensione.
Trama:
Siddharta è un giovane indiano che, insieme al suo amico di infanzia Govinda, decide di partire per riscoprire il proprio io e diventare dunque un uomo saggio.
Molti saranno i percorsi che intraprenderà separandosi ad un certo punto anche dal suo migliore amico. Sperimenterà molto per conoscere a fondo la natura umana e se stesso.
Il primo passo per conoscere il suo Io è quello del digiuno perché:
“…quando ogni brama e ogni impulso tacesse nel cuore, allora doveva destarsi l’ultimo fondo delle cose, lo strato più profondo dell’essere…”

Ma sperimentando quello che il popolo dei Samana suggeriva, ovvero la meditazione e la spersonalizzazione dell’io che consisteva nella immedesimazione in altre vite (pietra, animale ecc…), Siddharta si ritrovava inesorabilmente a fare i conti con il proprio Io e dunque abbandona questa strada ma non del tutto privo di insegnamenti. Sperimentando la meditazione e l’immedesimazione, scopre di essersi fortificato nell’attesa, nel digiuno e nella privazione delle necessità.
I due protagonisti poi si separano quando vanno ad ascoltare la dottrina del Biddha Gotama dove Govinda decide di fermarsi.
Siddharta matura l’idea che per sfuggire alle tentazioni deve sperimentarle senza farsi coinvolgere del tutto. Così va ad incontrare Kamala, nota cortigiana della città. Le chiede di insegnargli l’amore e lei gli dice che lo farà quando sarà di bell’aspetto (Siddharta si presenta sporco e trascurato) e avrà soldi e rispetto. Egli quindi prende servizio presso un mercante del posto e, una volta raggiunti i canoni giusti si ripresenta dalla donna.
Kamala si lascia trasportare dalla situazione, innamorandosi di lui.
Siddharta invece si lascia corrompere dalla ricchezza derivante dal lavoro di mercante al quale succede la passione irrefrenabile per il gioco.
Così di punto in bianco abbandona tutto e sosta presso un fiume.
Questo è il momento più cruciale perché quel fiume rappresenterà il baratro ma al contempo la salvezza. Il barcaiolo che vive proprio sul fiume lo prenderà con se’ e lo aiuterà nel processo di redenzione e di scoperta del modo di vivere giusto e appagante.
Ma degno di nota è certamente il monologo finale in cui Siddharta riassumerà l’essenza della sua consapevolezza.
Concordo sicuramente sulla consapevolezza che qualsiasi negatività vada eliminata quando ne si faccia esperienza senza però dover arrivare alla corruzione.
Questo è possibile quando siamo abbastanza pronti e forti nello spirito e nell’autocontrollo.
Ecco cosa in sostanza mi ha lasciato questo libro.
Il giudizio è possibile quando si fa esperienza perché nella vita le componenti sono tante comprese l’imprevedibilità e la difficoltà di affrontare qualcosa che coinvolga la nostra anima nel profondo.
Giudicare le azioni altrui senza averle mai affrontate direttamente è fuorviante.
Buone lettureeeeeeeeeeeeeeee

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2 Comments

  • Reply Nicholas Brody 1 settembre 2014 at 13:39

    Messo in lista!

  • Reply Giuliana Popolizio 2 settembre 2014 at 15:28

    Perfetto! 🙂

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