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Recensione: “Il colore della paura” di Gérard Roero di Costanze

25 marzo 2011

Ciao a tutti Amici!
Finalmente una giornata primaverile come si deve!!!
Il sole riscalda fuori anche se magari dentro siamo un po’ freddini.
Io oggi sono un po’ arrabbiata, ma sorvoliamo!

Il romanzo di oggi non mi ha molto convinta.
La storia è articolata.
Le prime 100 pagine mi hanno annoiata perché non riuscito ad addentrarmi nella storia.
Dopo ha preso piede ma non è stata molto scorrevole.
Nel momento in cui si arrivava ad un punto saliente della storia, subito dopo se ne discostava.
L’intero libro è immerso nella follia e nella ossessione del protagonista,Giobert, per il colore Blu. Non è una semplice ossessione. Quest’uomo ne fa una vera ragione di vita, un sostentamento. Infatti coltiva la pianta di isatis dalla quale estrae il colore Blu e lo lavora accuratamente con vari processi per ottenere delle sfumature particolari. Ogni volta per lui è una sfida rintracciare il colore che si è prefissato come obiettivo.
Quello che forse mi ha irritata sono state le descrizioni sulla lavorazione del Blu e la parte economica- commerciale. Infatti Giobert possiede delle fabbriche e intrattiene affari con altre persone.
Interessante il contesto storico: siamo nel periodo dell’Unità d’Italia con particolare attenzione alle sorti della Savoia.Libro azzeccato per questo 150 esimo che stiamo festeggiando.
Quello su cui ho preferito puntare l’attenzione è il giallo che si consuma intorno a questo strambo personaggio dal volto Blu.
Ad un certo punto, alcune delle persone con le quali ha contatti, spariscono e vengono ritrovate morte, uccise, in modi ogni volta diversi.
Lo stesso Giobert non capisce il perché di tutte queste uccisioni.
Lo stesso Giobert ha paura perché ricorda vagamente di aver incontrato queste persone poco prima di essere uccise.
Queste persone sono collegate tra loro.
Ma perché ogni volta che muoiono, Giobert si ritrova con dei pendenti a forma di pentagono, appartenuti alle vittime?
Li ha uccisi lui? E se così fosse, perché non se ne ricorda?
Giobert alternerà la sua ossessione per il blu, alla ricerca dell’assassino di queste persone.
Il finale è stato chiarificatore e quasi uno schiaffo al lettore che giunge all’epilogo di tutto questo delirio.
Delirio è proprio il termine esatto. Se l’autore ha voluto farci, di proposito, provare la stessa confusione del protagonista, ci è riuscito.
Quello che non mi ha convinto probabilmente è lo stile. La narrazione è al presente e, a mio parere, non è il tempo verbale più adatto in generale per una narrazione. Inoltre l’intero racconto è frammentario. Ogni pezzo si ricongiunge nel finale ma durante la narrazione destabilizza il lettore.
Il prodotto è buono, su anobii ho assegnato 3 stelline perché la storia è interessante ma intervalla  parti scorrevoli a momenti in cui sembra un po’ ingolfarsi. L’autore dimostra di avere un ampio bagaglio culturale dal quale possiamo apprendere notizie e curiosità importanti.
Probabilmente gli amanti del genere, storico per lo più, potranno apprezzare meglio di me questa storia.
Ovviamente, questo è il mio pensiero e sta a voi verificarlo 😉
Buona letturaaaaaaaaaaa

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