Recensioni

“Cecità” Josè Saramago

5 gennaio 2011

Buon Sabato a tutti!!!
Eccomi qui,pronta a parlarvi di questo libro che mi ha tenuta impegnata per un bel po’ di tempo.

Anzitutto c’è da dire che è stato scritto da un premio nobel scomparso recentemente; questo deve subito farci capire che è un libro di un certo spessore.

E’ stato impegnativo perchè ogni frase,ogni azione ha in sè una molteplicità di riflessioni.

Josè Saramago ha utilizzato l’espediente del “mal bianco” (fra poco vi spiego cos’è) per descrivere un po’ quelle che sono le evoluzioni sociali e comportamentali dell’uomo quando si trova in una situazione disperata che lo porta alla regressione.

L’autore ci dimostra che l’uomo, davanti ad un avvenimento catastrofico, regredisce dal punto di vista sociale perchè dimentica le regole del viver comune e diventa profondamente egoista.

L’egoismo dell’uomo viene smascherato perchè io ritengo che l’uomo sia fondamentalmente egoista e si sforzi di dimostrare il contrario perchè l’amore per gli altri è un modo per dar sfoggio di sè,del proprio buonismo.

Trama:

Siamo in una città qualsiasi, in un periodo qualsiasi e tutto scorre normalmente come nelle nostre città.
Quando,un giorno, davanti ad un semaforo, in macchina, un uomo non riparte quando scatta il verde: è improvvisamente diventato cieco. Non è una cecità nera,buia… ma bianca,luminosa (ecco il mal bianco).
Un uomo si offre di accompagnarlo a casa e dopo averlo fatto,gli ruba la macchina. Dopo qualche metro anche costui diventerà cieco. Sembra un’epidemia e chiunque abbia contatti con persone affette dal mal bianco, incontrerà lo stesso destino.
Dilaga il panico e il governo decide di istituire delle strutture che ospitino queste persone in modo da circoscrivere il problema. Un piccolo gruppo, inizialmente una decina, viene accompagnato in un ex manicomio dove alloggeranno da reclusi fino a quando non si capiranno le origini di questa epidemia.
In questo gruppo però la moglie di un medico vede ancora, ma affronta con il marito questa situazione.
Gli “ospiti” aumenteranno vertiginosamente.
In questa prigione succederà di tutto e assisteremo a tutto ciò di più brutale può commettere un uomo.
Un male che dovrebbe creare una sorta di complicità tra gli interessati, spingerli a cooperare e a sentirsi solidali, in realtà tira fuori il peggio.

Molte scene,molte immagini mi hanno fatta rabbrividire soprattutto perchè non la credo un’opera di fantasia. L’unica cosa fantasiosa è questo tipo di cecità: purtroppo le brutture umane sono possibili.
L’uomo mi ha fatto paura!

La scelta stilistica mi è sembrata abbastanza indicata: il discorso diretto non è introdotto da punteggiatura; per cui riproponeva per esempio scene in cui tante persone che parlavano contemporaneamente e in modo affrettato.

Inoltre ha molti rimandi a teorie appartenenti alla filosofia o alla psicologia.

Per esempio, dopo essere riusciti ad uscire dal manicomio, molti di loro avevano interiorizzato che l’unica realtà esistente fosse proprio quella all’interno del manicomio e quando riescono ad uscire non si allontanano perchè credono che solo lì staranno bene. Questo mi ha fatto pensare agli uomini della caverna di Platone che credevano l’unica realtà esistente proprio in quella caverna.

E’ un libro importante, esorta ad andare oltre ciò che vediamo con gli occhi perchè spesso ci soffermiamo a quella patina troppo superficiale, andiamo troppo di fretta e spesso ci sorprendiamo quando ci rendiamo conto di non guardare davvero mai negli occhi la persona con cui stiamo parlando.

Buona lettura!

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