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Intervista a… Giorgio Ponte!

27 febbraio 2015

Buon pomeriggio amici!

Oggi il blog, come promesso da un po’, ospita l’autore di “Io sto con Marta!”.

Mettetevi comodi perché avete l’occasione di conoscere qualche retroscena di questo romanzo, qualche curiosità sull’autore e molto altro!

1. Ciao Giorgio. Anzitutto voglio ringraziarti per avermi concesso questa intervista ma soprattutto per aver messo in palio una copia del tuo libro ed esserti reso sempre disponibile ad ogni nostra proposta. Vuoi presentarti tu ai nostri lettori? Chi è Giorgio Ponte?

Grazie a voi per l’opportunità. Giorgio Ponte è un folle, innamorato della vita e della sua sorprendente, irragionevole imprevedibilità. Un tormentato ottimista che da sempre cerca il suo posto nel mondo, e quando è riuscito a capire che almeno uno dei desideri del suo cuore aveva a che fare con quel posto, lo ha difeso ad ogni costo. 

2. Marta è una donna molto particolare. Ha un carattere forte ma allo stesso tempo ha tante debolezze e insicurezze. Nonostante tutto prende la vita con allegria e riesce ad essere spassosa anche quando si comporta normalmente. Come nasce? Ti sei ispirato a qualche donna di tua conoscenza?

Marta ha qualcosa di ognuno di noi. Fragile, imperfetta e forte come la migliore delle donne; guerriera come il dio da cui prende il nome, al pari del migliore degli uomini, quando usano la loro forza per proteggere chi amano. Eppure per inventarla non sono dovuto andare molto lontano, perché lei era già dentro di me. Marta sono io. Sono cresciuto in una famiglia con donne molto forti e presenti, che mi hanno trasmesso tanto della loro sensibilità e sofisticata complessità. Ho vissuto in un mondo di donne, dalle amiche alle molte colleghe di lavoro, e sono stato abituato ad osservare, potrei dire contemplare, la bellezza femminile, da un punto di vista privilegiato e probabilmente “contagioso”. Facile letterariamente parlando, un po’ meno quando quel mondo ti entra dentro. Ho appreso tanto della mente femminile che poi mi ci sono voluti anni per ritrovare il maschile dentro di me, che mi corrispondeva e di cui sentivo nostalgia. Mi piace
pensare di averlo messo in Mr Infradito, l’unico personaggio completamente inventato del romanzo, e quindi che attinge completamente a ciò che sono. Eppure della fatica di questo percorso, “letterario” e umano, non mi pento minimamente. Senza di esso, né Marta né la sua storia sarebbero mai potuti essere come sono, arrivando al cuore di tanti.

3. Ci sono tante scene divertenti, 2 in particolare mi vengono in mente: il disguido nello spogliatoio della palestra e quello al citofono di una amica di Marta. Sono frutto della tua fantasia o hai attinto a qualche evento della tua vita?

Se Marta è il mio alter ego, allo stesso modo la sua storia è la mia “alter-storia”. L’ottanta per cento di quello che racconto nel romanzo mi è accaduto veramente. Certe volte ho dovuto caricare delle scene di base reali, come nella “trattazione” della grazia con Sant’Ambrogio: non ho mai fatto voti, ma è vero che sono andato a chiedere aiuto. Altre volte ho solo dovuto trasferire la vita su carta, senza bisogno di aggiungere una virgola (come nel colloquio con l’editore, che era stato già abbastanza grottesco dal vivo!). Se questa dimensione di realtà ha contribuito a rendere Marta una storia più autentica, credo tuttavia che ciò che l’ha resa diversa e forse un po’ magica è quel venti per cento di invenzione in più, che ha fatto la differenza (e di cui fa ovviamente parte tutta l’ultima parte del romanzo). Nel caso specifico, lo spogliatoio è inventato (la scena, non i luoghi), anche se non nego di essermi ritrovato in
problemi idraulici simili nella mia vita. Invece devo ammettere che la scena del citofono è vera! Mi capitò molti anni fa, quando vivevo a Roma, andai a trovare un’amica che aveva da poco cambiato casa e scherzai al citofono fingendomi un maniaco. Peccato che la persona a cui avevo citofonato non era la mia amica!

4. Il disagio della disoccupazione, della difficile affermazione in campo lavorativo soprattutto in tempi stretti, sta diventando quasi una piaga… Marta si fa promotrice di questo messaggio… Vorresti riassumerlo tu? C’è spazio per la speranza?

Certo che c’è! Chi ha perso la Speranza, ha già perso la vita, che lo sappia o no. È la malattia del nostro tempo, ed è proprio ciò a cui non possiamo permettere di piegarci. Negli ultimi decenni abbiamo costruito un sistema economico (e quindi un mondo del lavoro) che non tiene più conto delle persone, senza distinzione di classe, reddito e ruolo. Questo ha generato la crisi, che pur essendo economica è diventata difatti umana e valoriale (o forse è l’inverso, chi può dirlo). Marta si trova a dover fronteggiare tutto questo: lei ha combattuto per i suoi sogni, ed è arrivata alla soglia dei trent’anni con la sensazione di essere stata sconfitta dalla vita, la stessa sensazione che ho provato anche io, mentre cercavo la mia strada. La stessa sensazione che provano in tanti, oggi. Eppure proprio per questo non può permettersi di arrendersi, o tutto il cammino alle sue spalle sarà valso a niente. Marta non vuole credere che la vita sia solo cercare un posto sicuro a cui aggrapparsi in attesa che la tempesta passi. Perché la vita è già oggi, durante la tempesta. Lei è disposta a fare tutto, a rompere gli schemi, prima di tutto i propri, ma senza mai rinunciare alla propria dignità. Che sia la cameriera, la gelataia, o la correttrice di bozze, ogni lavoro per lei è solo uno strumento in funzione di un progetto più grande. Cerca di giocare alle regole del gioco e vince perché non dimentica mai chi è, anche se a un certo punto dubiterà di potercela fare. Più di tutto, mentre arranca sul campo di battaglia, sa ridere di sé e sa guardare coloro che accanto a lei cadono sotto i colpi. È per aiutare loro che si ferma, e alla fine sarà grazie a questi compagni che otterrà ciò per cui ha lottato. Marta non è sola nella sua lotta, così come non lo siamo noi. Solo riconoscendo il grido di questa generazione come qualcosa che riguarda tutti, potremo decidere, insieme, di dire
basta. E io so che è possibile.

5. Se non ho letto male, correggimi se sbaglio, la tua carriera di scrittore ha preso il volo a seguito di un caso fortuito: sei stato praticamente scoperto e scovato sul web. Ti senti estremamente fortunato o fai parte di quella fetta di scrittori che pensa che prima o poi la bravura e la perseveranza pagano? Hai un consiglio per autori esordienti come te?

Non sbagli. Dopo quattro anni di porte sbattute in faccia, e pubblicazioni sfiorate ho deciso di autopubblicarmi online. Ho faticato molto per far diventare Marta un libro vero, ma nulla avrei potuto senza un aiuto dalla Provvidenza. Avevo scritto Marta perché fosse letta, per dare speranza alla gente, per donare qualcosa agli altri. Sapevo che in mano alle persone questo libro sarebbe stato capito, perché negli anni molti, professionisti e non, lo avevano potuto leggere e se ne erano innamorati. Ero stanco di aspettare. Ho deciso di fare l’atto estremo, sacrificare il mio Isacco, darlo in pasto al pubblico praticamente gratis. E come per il racconto biblico, non solo non ho perso Isacco, ma sono tornato dal monte con molto di più, un dono infinitamente più grande di quanto avessi sperato: in un mese il libro è finito nella top ten Best Sellers di Amazon e ci è rimasto per tre mesi, in testa fisso fra gli Humor, ha attirato gli sguardi degli editori, finché Mondadori non ha chiesto i diritti. Quando l’ho ritirato in attesa della ripubblicazione avevo avuto seimila download. Oggi, dopo due mesi siamo già in ristampa e probabilmente ci torneremo. Davanti a tutto questo non posso non sentirmi grato. E tuttavia se avessi fatto questa scelta quattro anni fa, senza essere passato da tutte le difficoltà che ho passato, sono convinto che le cose sarebbero andate diversamente, perché non avrei avuto il pelo sullo stomaco necessario a gestire ciò che è venuto dopo. Se dovessi dare un consiglio agli esordienti direi: fatevi leggere dal pubblico più diversificato che potete, anche professionisti, e ascoltate i consigli che tornano più volte da persone diverse: è probabile che siano sensati. Poi tenete presente ciò che volete dire col vostro lavoro, perché nessuna modifica proposta da chicchessia vada a intaccare il vostro messaggio. Ma soprattutto scrivete perché volete dire qualcosa,
perché c’è un pezzo di voi che credete possa fare bene agli altri. A mio avviso, scrivere per ottenere il successo è la ricetta migliore per fallire. Se è dire la Verità che vi spinge, sarà quella Verità a conquistare i lettori.

6. Hai in cantiere qualche altro romanzo? Puoi accennare qualcosa? 


Ho in mente almeno altri tre libri, tutti commedie sullo stile di Marta, che intrecciano umorismo a temi seri. Mi piace molto l’idea di vedere personaggi nati per un contesto alle prese con situazioni e persone totalmente diversi da loro, che li portano a scoprire lati di sé che non immaginavano. Uscire dagli schemi, rompere le barriere. E poi c’è anche qualche storia più seria, ma per quelle aspetterò, credo. Al momento sto lavorando a un testo nuovo, un po’ più complesso di Marta nella struttura, ma preferisco non parlarne. Quello che mi sento di poter dire è che qualsiasi storia prenderò in considerazione, avrà sempre come cifra distintiva la Speranza. Un libro che non spinga il lettore a credere nella vita, non è un libro che valga la pena leggere, né la pena di essere scritto, secondo me. Ma questo è il mio personalissimo punto di vista,  e perciò del tutto discutibile.

7. Prima di lasciare a te la parola per concludere questa intervista magari aggiungendo qualcosa di cui ancora non abbiamo parlato, voglio farti i miei migliori auguri per la tua carriera affinché essa prosegua con successo. Grazie per il tempo che ci hai dedicato e grazie per averci permesso di conoscere Marta. Sicuramente molti, come me, possono appoggiarla e dire: io sto con Marta!

Grazie per gli auguri. Voglio solo dire a chi legge e magari sente dentro di è la frustrazione di non riuscire ancora a portare frutto, di non scoraggiarsi. Ho faticato tanto per ritrovare dopo anni la scrittura come dono per me e per gli altri. A quel punto è stato come per l’amore: hai un’intuizione, che ti parla più di ogni altra, tu sai, al di là di ogni ragionevolezza, che quella è la persona per te. E per quella persona sei disposto a smuovere mari e monti. Soprattutto sei disposto ad attendere, finché i tempi non saranno maturi perché lei possa amarti. Ecco, la scrittura è stata così per me: un amore, il mio primo amore. La donna da difendere e per cui battermi. Nonostante l’avessi abbandonata da ragazzo e rimpianta per anni, lei è rimasta lì, in attesa, osservandomi andare alla deriva con una serie di altre “passioni-sciacquette”, e aspettando paziente il momento in cui sarei tornato. Sapeva che quando ciò fosse avvenuto,
sarebbe stato per sempre. La mia vita dimostra che si può seguire la propria passione anche in tempi come i nostri. E io non sono speciale, non sono meglio di nessuno. È la Vita, ad essere speciale. La Vita ha in sé un potenziale di Bene inaspettato che la rende capace di rigenerarci anche a sessant’anni, se servisse. Perciò qualunque sia la passione che hai, lotta per cercarla, e ancora di più per difenderla quando l’hai trovata. Per quanto possa essere frustrante in certi momenti camminare nella nebbia, l’importante è non smettere di farlo. Come mi scrisse Coelho tanti anni fa quando gli chiesi un incoraggiamento per questo nuovo percorso, “Nessun uomo può essere separato dalla sua leggenda personale”. Segui la tua leggenda, senza arrenderti, anche piangendo se necessario, ma seguila. Il resto ti verrà dato in aggiunta.

Buone lettureeeeeeeeee

Interviste

Intervista!!!

29 giugno 2012

Ciao Amici!!!!
Con immenso piacere oggi vi inserisco qui di seguito l’intervista rilasciata per questo blog, dall’autore Damian Dibben.
Autore de “I custodi della storia” edito Corbaccio!!!
Buona visione!!!

Interviste

Intervista a Massimo Cortese autore de “La trilogia della speranza”

22 settembre 2011

Ciao amici!
Mettetevi comodi, prendete da bere e gustatevi questa interessante intervista!

Ciao Massimo e benvenuto nel mio blog.
Ti lascio un po’ di spazio per presentarti ai nostri lettori e dirci qualcosa di te…

Mi chiamo Massimo Cortese, ho 50 anni, sono nato ad Ancona, dove vivo e lavoro come funzionario di un ente locale. Sono sposato, ho una figlia alla quale ho dedicato il primo libro “Candidato al Consiglio d’Istituto”. Segni particolari: grande appassionato di storia.
-Come accennavo nella recensione, mi ha incuriosito tanto la puntualità delle date e degli orari. Oltre ad essere scritto in quarta di copertina, ho notato che all’interno dei libri vengono utilizzate date tipo: ore 17,00 del giorno 17 ecc… sono casualità o sono studiate a tavolino?

Le date non sono mai a caso. Citerò due situazioni a titolo esemplificativo. La prima volta in cui mi sono posizionato di fronte al computer per tentare di scrivere l’introduzione del primo libro, tutto mi è venuto naturale: alla chiusura del pezzo, ho guardato l’orologio: erano le ore 14.52 del 2 dicembre 2006. Quando, nel racconto “Il Carnevale dei ragazzi”, pubblicato nel secondo libro “Non dobbiamo perderci d’animo”, ricordo la consegna dei Pinocchietti, questo è dovuto al fatto che mia madre voleva che io conservassi quei determinati oggetti per l’età adulta, in modo da ricordare la consegna dei doni: per parte mia, confidando sul fatto che, prima o poi, avrei ricordato quei momenti, ero solito scrivere data ed ora della consegna su alcuni foglietti di carta. Riguardo all’ora, posso ammettere qualche tolleranza, in quanto all’epoca non avevo l’orologio al polso.
Il linguaggio utilizzato nei testi è molto confidenziale e diretto, sei così anche nella vita di tutti i giorni? Riesci a confrontarti con chi ti sta intorno?O ti senti un “incompreso”?

Il linguaggio è sempre confidenziale e diretto, forse anche troppo diretto. Riesco a confrontarmi con tutti, anche se provo fastidio a relazionarmi con le persone arroganti e che non capiscono molto, pur essendo convinte del contrario. Spesso mi sento un incompreso, forse è anche colpa mia.
Cosa significa per te “Scrivere”?

Manifestare la propria opinione, con una modalità originale, in quanto, altrimenti non potrebbe essere manifestata, accanto al desiderio di voler cambiare le cose. E’ un’impresa disperata, quasi impossibile: per questa ragione, il terzo libro si intitola “Un’opera dalle molte pretese”.
-Come reagisci di fronte alle critiche negative ai tuoi scritti?

Non ho alcun problema ad affrontare una critica negativa: talvolta ho ricevuto delle critiche severe, ed ho sempre ringraziato, dopo aver espresso, garbatamente, il mio punto di vista: ho sempre notato un certo stupore nelle mie interlocutrici. Infatti, le persone dei  Blog Letterari che leggono i miei libri sono tutte giovani donne, con buona pace di mia moglie, anche se la prima recensione è venuta da un redattore del quotidiano online Vivere Ancona, che si chiama Giovanni Frulla, ed è stata molto bella ed approfondita. Comunque una recensione negativa l’ho avuta anch’io, quando partecipai con “Candidato al Consiglio d’Istituto”ad un Concorso Letterario per opere prime, dove, grazie ad una tassa d’iscrizione dal contributo consistente, si aveva diritto alla recensione.  Io partecipai subito, non per vincere il Premio, ma per avere la recensione negativa, che avrebbe giustificato la mia esclusione. Come avevo previsto, questa mi venne rilasciata, diceva delle cose che dimostravano che lo scritto era stato letto molto superficialmente, ma era molto sgrammaticata, e comunque non era sottoscritta. Ancora la conservo, ma non posso renderla pubblica: peccato. Inoltre le recensioni, se espresse online, consentono sempre il diritto di replica, che in quel caso non avevo.
Quali autori hanno forgiato  la tua formazione letteraria?

Posso dire di aver sempre letto molto, soprattutto i classici della letteratura italiana. Una volta un amico, nel ripulire il suo armadio, in quanto andava in pensione, mi regalò un libro intitolato “Dal Paese al Lager una vita” di un direttore scolastico marchigiano, tale Dino Poeta: quel testo mi ha incuriosito e, dopo averlo letto, ho pensato di cimentarmi anch’io con la scrittura. Lo scrittore Poeta è nato nel 1916, ma i nati nelle Marche vivono a lungo.
-Dai un consiglio ai giovani esordienti che vogliono scrivere e pubblicare.

Il mio terzo libro “ Un’opera dalle molte pretese” è stato scritto per i giovani esordienti, in quanto vi si parla di uno scrittore alla sua prima esperienza letteraria. Qualche recensione ha riconosciuto questo aspetto, ma io rispetto tutte le opinioni, anche se – lo ammetto – alcune mi fanno soffrire. Naturalmente il libro è stato scritto anche per i governanti, i politici, i giudici, i critici, i giornalisti e soprattutto per lo Stato italiano, ma desidero rimanere nell’ambito della domanda. I giovani esordienti devono essere umili, cercare di non criticare le cose che non vanno e utilizzare la propria passione, magari avvalendosi delle nuove tecnologie informatiche, senza insultare nessuno. Quando pubblicai il primo libro, provai invidia per alcuni conoscenti che, nella mia stessa condizione, avevano avuto un trattamento diverso: i loro testi erano nelle vetrine delle librerie, venivano presentati  e recensiti dai critici locali. Ben presto, compresi che quel mio atteggiamento mi avrebbe condotto ad un vicolo cieco, e comunque verso l’esaurimento nervoso: è stata una decisione importante. Se sono ancora qui a parlare di libri, anzi se ho scritto la Trilogia che mi ero ripromesso, entro la data dell’11 settembre 2011, vuol dire che qualcosa ha funzionato.
-Massimo, quanto sei deluso dalla società?

Abbastanza, ma sono ottimista. Però, a differenza di coloro che se la prendono con la politica e compagnia bella, io dico che la causa di molti problemi è della gente comune, che non rispetta più le regole, è sempre più arrogante, con l’automobile non si ferma sulle strisce pedonali, passa con il semaforo rosso e, soprattutto, usa una quantità imprecisata di parolacce e bestemmie. Anche questo è un problema educativo.
-Oltre al recupero delle tradizioni e delle cose semplici della vita, dove altro rintracceresti possibili soluzioni per il recupero della società?

Rispetto ai nostri genitori e ai nostri nonni, lo stile di vita è enormemente cambiato, e con la globalizzazione è destinato a mutare ancora. Fermo restando che indietro non si torna, bisogna avere memoria del proprio passato, oltre a cercare di pensare ai valori perduti, che dovremmo reintrodurre. Io mi riferisco soprattutto al dialogo, al rispetto delle regole e del prossimo. Recentemente, il Capo dello Stato, con riguardo alla difficile congiuntura economica, ha detto che l’’Italia può e deve farcela a superare il momento difficile, come è accaduto dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il Presidente ha ragione, ma io penso, purtroppo, che oggi la situazione è molto diversa, in quanto all’epoca il nostro era un Paese solidale, dai forti legami familiari, che oggi non esistono più.
-Ti lascio spazio per i saluti. Grazie per essere stato ospite del mio blog e avermi dato fiducia per i tuoi scritti. Ti auguro tanta fortuna.

Gentile Giuliana,  contraccambio di cuore i tuoi auguri e quelli delle persone che hanno avuto la pazienza di leggere questa intervista: non necessariamente debbono condividerla. Io penso che, in questo momento, ci sia bisogno di dialogo tra le persone. Noto, invece, che la solitudine e l’indifferenza, oltre ad una certa rassegnazione, stanno prendendo il sopravvento, soprattutto tra le giovani generazioni, e questo non va bene.
Interviste

Intervista a… Sherry Thomas autrice di “Intime promesse”

21 marzo 2011

Amici!!!

Non potete immaginare quando sia felice oggi!
Non ci avrei scommesso e invece è andato tutto per il meglio.
L’autrice Sherry mi ha accordato gentilmente e amabilmente una bella intervista!!!
Prima volta per me con una autrice straniera, quindi mi scuso in anticipo per la traduzione forse un po’ spartana!

E ora siete pronti?
Via!!

Cara Sherry, sono davvero onorata che tu mi abbia dato la possibilità di rivolgerti alcune domande.
“Books Passion” è il mio piccolo spazio in cui condivido con altri utenti la passione per la lettura.
Il desiderio di imprimere nella mente le emozioni che un libro mi lascia, mi ha spinta a scrivere la recensioni di ogni libro che leggo.
Quindi, Benvenuta!!
Vuoi presentarti tu ai nostri amici?
Ah, the most difficult question first.  Well, like you and your friends, I am a book lover.   When I left China for the United States at age thirteen, one of my biggest problems was that suddenly I was illiterate—or practically so, since I could only read traffic signs and sometimes not even those. 
So I did my best to master the English language as soon as possible, so I could read again.  And almost as soon as I could read in English, I picked up historical romances.  They provided many hours of joy and entertainment and taught me many, many words that I would not have learned otherwise.
And look where I am now, putting that vocabulary to good use!  🙂
Ah, domanda difficile. Bene, come te e I tuoi amici, sono una lettrice. Quando ho lasciato la China per venire negli Stati Uniti all’età di 13 anni, uno dei miei più grandi problemi è stato non aver dimestichezza con la lingua- praticamente così, dal momento che ho potuto solo leggere i segnali stradali e, a volte nemmeno quelli.
Così ho frequentato un master di lingua inglese appena possibile, in modo da poter leggere di nuovo. E quando ormai potevo leggere in Inglese, ho preso romanzi storici. Mi hanno offerto molte ore di gioia e di divertimento e mi hanno insegnato tante parole che non avrei saputo altrimenti.
E guarda dove sono ora, come faccio fruttare il vocabolario!
2.Questo libro è ambientato nell’800 e spesso ho riscontrato la stessa ironia pungente tipica di Jane Austin, è un’autrice che apprezzi, ti sei ispirata a lei?
I am a huge fan of PRIDE AND PREJUDICE.  I first tried to read it when I was sixteen.  My English was then insufficient to appreciate its subtleties; I gave up after a few chapters.  But then I gave it another try when I was twenty and this time absolutely fell in love.  The humor, the wit, the beautifully drawn characters—I adored everything.
To this day I think Lizzy Bennet and Mr. Darcy remain the gold standard of a romance couple.  She is so strong, sensible, observant, and clever.  And he, he is a man who not only loves his lady madly, but is willing to say, “yes, I was wrong and thanks to you, I have learned from my mistake.” 
So yes, indeed the legacy of Jane Austin inspires me.  
Sono una grandissima fan di Orgoglio e Pregiudizio. La prima volta che ho provato a leggerlo avevo 16 anni. Il mio Inglese era insufficiente per apprezzare i suoi sottotitoli; ho rinunciato dopo pochi capitoli. Ma ci ho riprovato quando avevo 20 anni e questa volta me ne sono innamorata. Lo Humor, l’arguzia, i personaggi splendidamente delineati- mi è piaciuta ogni cosa.
Tutt’ora penso che Lizzy Bennet e Mr Darcy rimangano la coppia romantica per eccellenza. Lei è così forte, sensibile, attenta e intelligente. Lui è un uomo che non solo ama la sua donna follemente, ma è anche disposto a dire: “Sì, mi sbagliavo e grazie a te ho imparato dal mio errore”.
Quindi sì, l’eredità di Jane Austin mi ha ispirata.

3.Chi scrive, in genere legge molto. E’ così anche per te? Quali sono i libri che porti nel cuore?
I love two kinds of books, books that transport me—to another time, another place, another world—and books that move me deeply and renew my faith in humanity.  My favorite books do both at the same time. Inside the fast-paced plot of the seventh Harry Potter book, for example, is a lovely meditation on courage, friendship, and sacrifice.  Madensky Square by Iva Abbotson gave me a year in the life of a magnificent woman in pre-WWI Vienna. 
And of course, that’s the reason I love historical romances, because they both transport me and move me. Judith Ivory and Laura Kinsale are two of my favorite romance writers.
Amo due tipi di libri, quelli che mi trasportano- in un altro tempo, in un altro posto, in un altro mondo- e quelli che mi commuovono profondamente e rinnovano la mia fede nell’umanità. I miei libri preferiti sono quelli che fanno entrambe le cose. All’interno della veloce trama del settimo libro di Harry Potter, per esempio,c’ è un’amabile meditazione sul coraggio, l’amicizia e il sacrificio. Mandensky Square di Iva Abbotson
Mi ha dato un anno della vita di una magnifica donna durante il periodo precedente la prima guerra mondiale a Vienna.
Ed ecco qual è la ragione per la quale amo i romanzi storici perché mi trasportano e mi emozionano.
Judith Ivory and Laura Kinsale sono due delle mie preferite scrittrici di romanzi.
4.Come sei arrivata a scrivere questo libro?La storia è nata in un modo particolare?Da dove hai presto l’ispirazione?
I mentioned earlier that I read many historical romances as an adolescent.  One of the tropes I noticed recurring in those books was the “Big Misunderstanding”: The hero would think the heroine has done something awful when she was completely sweet and innocent.  When I decided to write a romance of my own, I wondered what kind of story I would arrive at if I did the opposite, i.e., the heroine indeed commits a grave error of judgment.  What would be the consequences?  And how would my lovers recover from the aftermath of this disaster?
And that idea drove the creation of INTIME PROMESSE.
Come ho detto prima, ho letto molti romanzi storici da quando sono adolescente. Una delle metaforericorrenti in questi libri è stato il “grande equivoco”: l’eroe pensa che l’eroina abbia commesso qualcosa di terribile ma invece lei è completamente innocente. Quando ho deciso di scrivere un romanzo, mi sono chiesta a che tipo di storia sarei arrivata e se avessi fatto il contrario, l’eroina infatti commette un grave errore di giudizio. Quali sono state le conseguenze? E come i miei amanti possono riprendersi da questo disastro?
Ed ecco l’idea che ha guidato la creazione di “Intime Promesse”.
5.Ho adorato questo libro soprattutto perché era diviso esattamente in due, la parte felice in cui Lord e Lady Tremaine si conoscono e sboccia l’amore e la parte triste e disperata di un matrimonio a pezzi. Nella tua mente quale parte è nata prima?
The first time I wrote this book, from 1998 to 2000, I did it so that everything happened in a sequential manner: first we see them fall in love, then disaster strikes, a long separation, and then the reunion.  A very wise critic told me that it was the wrong way to write the book.  That I had to start the book at the moment of the reunion.  But I had no idea how to incorporate all the backstory, so I set the manuscript aside for five years.
Then, one day, inspiration struck: alternating timelines.  I threw out everything I’d written before—it was all rubbish—and started from scratch.  And this time, I wrote the book exactly as you see it, revealing the past bit by bit as the tension mounts in the present.
La prima volta che ho scritto questo libro, tra il 1998 e il 2000, tutto è avvenuto in maniera sequenziale: prima vediamo i coniugi innamorati, poi il disastro, una lunga separazione e l’incontro. Un critico molto saggio mi ha detto che era il modo sbagliato di scrivere il libro. Dovevo iniziare il libro al momento dell’incontro. Ma non avevo idea di come incorporare la parte inerente il passato, così ho lasciato il manoscritto da parte per 5 anni.
Poi un giorno, l’ispirazione mi ha colpita: alternare le linee temporali. Ho buttato via tutto quello che avevo scritto prima, era tutta spazzatura, e ho iniziato da zero. E ho scritto il romanzo esattamente come lo vedete, rivelando passo dopo passo il passato, contemporaneamente alzando la tensione nel presente.

6.Lord Tremaine è un personaggio davvero affascinante. Puoi paragonarlo ad un attore?Ti piacerebbe vedere il tuo libro sul grande schermo?
I am glad you enjoyed Lord Tremaine as a character.  I really am very fond of him myself. 
I know that many readers and writers, when they imagine a character, often have an actor in mind.  For some reason, I never do that.  So I cannot tell you which famous star he resembles.  But I can tell you the reason for his blondness.
Romance heroes are often dark-haired—the ideal has always been “tall, dark, and handsome.”  But who was considered the most beautiful man in the world in 1998-2000, when I was writing the first draft of the book?  Yes, golden-haired Brad Pitt.  So I decided to make Lord Tremaine blond. J
And I certainly would not mind if my books became movies.  But the thing is, romances tend not to make terribly good movies, as much of what happens in a romance is internal, rather than visual.  Probably a better book of mine to adapt into a movie would be Not Quite a Husband, which takes place in the middle of an uprising in the mountains of British India and involves a lot of exciting action. 
Sono felice che tu consideri Lord Tremaine un personaggio. Io sono davvero affezionate a lui.
So che molti lettori e scrittori, quando immaginano un personaggio, spesso hanno un attore in mente. Per molte ragioni io non l’ho fatto. Quindi non posso dire a quale attore assomigli. Ma posso dirti la ragione per la quale lui è biondo.
Spesso gli eroi dei romanzi hanno i capelli scuri,- l’ideale spesso è che siano alti, scuri e belli- ma chi era considerato l’uomo più bello del mondo tra il 1998-2000 mentre scrivevo la prima bozza del mio romanzo?
Sì, era l’uomo dai capelli d’oro.. Brad Pitt! J così ho deciso che Lord Tremaine fosse biondo!
Certamente vorrei che il libro diventasse un film. Ma il fatto è, che i film non rendono molto bene i romanzi, perché  ciò che accade in un romanzo è interno, piuttosto che visivo.
Probabilmente uno dei miei libri più adatti a diventare un film sarebbe “Not Quite a Husband” che si svolgenel mezzo di una rivolta nelle montagne dell’India britannica e comporta un sacco di azione eccitante.

7.Progetti per il futuro?
I am writing a trilogy about three siblings and their paths to love.  All three books will be released in 2012.  Hopefully, INTIME PROMESSE will do well enough in Italy that these later books will see translation too. 
Sto scrivendo una trilogia su tre fratelli e I loro percorsi amorosi. Tutti e tre i libri saranno pubblicati nel 2012. Spero che Intime Promesse abbia successo in Italia cosicché  vengano tradotti anche questi.
8.Lascio a te la parola per congedarti dai nostri amici ma prima vorrei ancora ringraziarti per questa intervista ma soprattutto per avermi fatta sognare con questo libro!Buona fortuna!
I thank you very much, Giuliana, for this lovely interview.  I rely on trusted blogger friends—my critique partner is Janine of Dear Author—for recommendations so I cannot speak highly enough of dedicated book bloggers.
And I am thrilled to be introduced to your community of friends and readers.  I hope INTIME PROMESSE will become one of the books that they hold dear in their hearts and I thank them very much for giving me their time and attention.
May everyone’s shelves always overflow with great reads!
Grazie tante, Giuliana, per questa amabile intervista. Mi affido agli amici blogger- il mio critico è Janine  di “Gentile Autore”- per le  raccomandazioni per cui non posso parlare mai abbastanza ad un blog dedicato al libro.
E sono entusiasta di essermi presentata alla tua comunità di amici e lettori. Spero che “Intime Promesse”diventerà uno dei libri che abbiano a cuore e nei loro cuori e li ringrazio molto per avermi dato il loro tempo e attenzione.
Possano tutti gli scaffali essere sempre troppo pieni con grandi letture!
Interviste

Intervista a… Margaret Gaiottina!Autrice de “L’alba della chimera”

13 marzo 2011
Ciao amici!!

Sono appena rientrata da un pranzo e sono piena come un uovo! L’allergia non mi da tregua ed è tornata più forte che mai!!Che fortuna!!!

Oggi, per chiudere questa settimana e proiettarci alla prossima (che si prospetta purtroppo ancora piovosa) ho pensato di condividere con voi questa intervista.

Margaret è stata molto gentile e disponibile e per questo la ringrazio.

La recensione al romanzo in questione, la trovare Qui!

Ed ora non mi resta che augurarvi Buona Lettura!!!

1. Benvenuta in questo mio piccolo e modesto spazio alimentato unicamente da una sola fiamma sempre forte e luminosa: l’amore per la lettura. E’ un piacere averti qui con noi. Vuoi presentarti tu ai nostri lettori?
 
Buonasera Giuliana e buonasera a tutti! Faremo così: aggiungeremo alla tua fiamma anche la mia e verrà fuori un bel falò di passione per la lettura! Mi chiamo Margaret Gaiottina e sono una scrittrice di amore e di vampiri. 

 

2. “L’alba della chimera” così come “La sedicesima notte” fanno parte della collana: a cena col vampiro, in cui i protagonisti sono vampiri dagli occhi viola. In realtà in questa collana, siete in molte a scrivere, avete dato vita ad un progetto singolare. Come vi coordinate? Com’è strutturato il tutto? Come nasce questo progetto?
 
Coordinarsi non è sempre facile, soprattutto nei libri come L’alba della chimera e In una gelida rosa che non solo hanno gli stessi personaggi ma si svolgono anche in contemporanea. Ci avvaliamo più che altro delle e mail, talvolta anche del telefono quando le discussioni si fanno roventi. Eh si perché ci infervoriamo parecchio, è lo spirito del nostro gruppo di scrittura.
 

3. Parilamo di te, dei tuoi gusti personali, sei un’accanita lettrice?Qual è il tuo genere preferito?Quale il tuo libro…diciamo, di formazione?
 
Sono un’ appassionata di paranormal romance, insomma leggo il genere che scrivo fondamentalmente (della serie me la canto e me la suono!). Adoro la J.R. Ward che da molti viene giudicata trash e forse a ragione. Ma ritengo avere gusti piuttosto comuni, come tante altre donne d’altronde. Mi piace Gabriel Garcia Marquez e anche Camilleri. Insomma alterno vari generi. Recentemente ho apprezzato anche Il suggeritore di Donato Carrisi.
 

4. Avendo letto solo “L’alba della chimera” posso rivolgerti domande solo su questo libro. A chi ti sei ispirata per delineare il carattere e l’aspetto fisico dei tuoi personaggi?
 
I personaggi vivono tutti nella mia mente, li ho nitidi in tutte le loro caratteristiche, nei volti, nei corpi e caratteri. Quindi si tratta semplicemente di farli “venire fuori” dal mio immaginario privato, farli parlare, interagire, vivere insomma.
 

5. Il personaggio alla quale sei legata da un feeling inespugnabile?
 
Di sicuro Ethan Rochester, il protagonista del mio primo romanzo. La sua sensualità ha popolato le mie fantasie più sfrenate. Ma devo dire che Matthhew lo sta insidiando parecchio!
 

6. Il personaggio con il quale vai meno d’accordo?
 
Endora Campbell alla quale talvolta avrei messo le mani addosso e naturalmente Balthasar Deaver, il “cattivo” della chimera. Anzi il controllore direi.

7. Se dovessi dare dei consigli a chi ti ascolta e aspira a diventare scrittore, cosa diresti?
 
Di ascoltare…i consigli dei lettori! Seriamente, delle volte le recensioni negative offendono, urtano la nostra sensibilità. Anzi, direi che ci fanno rimanere sempre un po’ male. Ma ogni libro ha dei difetti, uno o più di uno e scoprirli è comunque positivo per realizzare il prossimo, e realizzarlo meglio.

8. Altri progetti in cantiere?
 
Si, sto strutturando un nuovo romanzo, sempre all’insegna del sovrannaturale, con l’ asse portante di una storia d’amore. Ma basta vampiri, almeno per ora.
 

9. Ringraziandoti per la pazienza e invitandoti a passare da noi quando vuoi, lascio a te la parola e il compito di salutare i nostri lettori…
 
Beh direi grazie se vorrete leggere l’Alba della chimera e grazie ancor di più se vorrete commentarla. Abbiamo tutti da imparare e non c’è nulla di meglio delle opinioni dei lettori per farlo! E poi vorrei condividere con voi uno stato d’animo: sono felice che la mia vita sia stata riempita da questa nuova attività. Fra le tante cose che faccio nelle mie giornate, scrivere è una di quelle che mi fa sentire davvero bene, mi rende felice. Un saluto a tutti voi.

Interviste

Intervista a… Andrea G. Colombo, autore de “Il diacono”!!!

7 marzo 2011
Ciao a tutti Amici, 
diamo il benvenuto in Books Passion, all’autore Andrea G. Colombo che ha gentilmente accettato di rilasciare un’intervista per il blog.
Anzitutto Andrea, la ringrazio per essere qui con noi quest’oggi.
Bene, iniziamo  
Chi è Andrea G. Colombo?
 Un grande appassionato di letteratura e cinema a tinte forti, ma che non disdegna commedia, dramma e fantastico. Evita rigorosamente film e libri noiosi: la vita è troppo breve per poterla sprecare con qualcosa che non ti riesca a regalare forti emozioni. Ha una fissa per i documentari sull’astronomia e stravede per il suo gattino Lucifero. Nero, con gli occhi gialli, morbidissimo e astutissimo. Una piccola celebrità fra i miei contatti Facebook
   
     Da dove nasce il desiderio di scrivere? C’è un momento in particolare, un dato avvenimento che spinge una persona ad afferrare una penna e lasciarla scivolare sui fogli bianchi?
Mi è sempre piaciuto inventare storie. L’ho sempre fatto, sin da piccolo. Progettavo battaglie epiche usando ogni sorta di giocattolo, strutture sempre più complesse… Mia madre si metteva le mani nei capelli quando entrava nella mia camera: per lei quello era disordine, ma per me era la scenografia del dramma che stavo mettendo in scena. Differenti punti di vista, direi.
Questa attitudine, crescendo, si è evoluta e a un certo punto mi è parso chiaro che la scrittura fosse il mezzo attraverso il quale potevo dedicarmi a questa mia grande passione, così iniziai a scrivere e a studiare per cercare di farlo al meglio. Da allora non ho mai smesso (né di scrivere né di studiare).
     Uno scrittore, di solito, è in primis un accanito lettore. Qual è il suo genere preferito? Quali gli autori dai quali trae ispirazione? Quali fanno parte della sua formazione?
Non si può scrivere se prima non hai alle spalle una robusta carriera come lettore. Sarebbe come voler fare il dentista senza i rudimenti di medicina, o il pilota di formula uno senza aver preso la patente. Io leggo preferibilmente thriller e horror, ma se un libro è buono non bado alle etichette. L’ispirazione la traggo da tutto quello che mi circonda, perché si può imparare da tutti. Si può anche imparare dai pessimi scrittori: capisci cosa non devi assolutamente fare leggendo i loro libri! Ho tanti scrittori che mi hanno lasciato qualcosa di loro… Edgard Allan Poe, Stephen King, Dino Buzzati, Ira Levin, Clive Barker, Michael Crichton, Richard Matheson, Alan D. Altieri, Umberto Eco… Ogni libro è un’esperienza.
       
           Parliamo un po’ di questo libro. A farla da padrone è certamente la Fede, la religione. Qual è la sua posizione, il suo credo? Quanto, oggi, l’uomo ha cura della propria Fede?
Credo che la religione sia ancora oggi uno dei centri gravitazionali attorno al quale ruota il nostro mondo. E vale sia per gli atei che per chi ha fede. Il condizionamento è troppo forte, è indistinguibile da quello che siamo noi e la nostra società. Se parlo di Dio o di Satana, praticamente posso essere inteso da quasi qualsiasi essere umano sul pianeta, basta solo che io usi il termine corretto, ma alla fine il sistema di riferimento è comune a tutti i sei miliardi di persone che affollano questo pianeta. Quindi capisci bene come io ritenga questo argomento davvero… potente. E poi c’è la Bibbia, che parla dell’uomo, del suo inizio e della sua fine. E’ tutto talmente viscerale che non importa se io e te crediamo o no: comunque sia, se ti racconto queste cose, tu saprai di che parlo e qualcosa dentro di te reagirà. Forse siamo costruiti in modo da reagire in questo modo, altrimenti non mi spiego come mai gli esseri umani, da ventimila anni a questa parte, non facciano che interrogarsi su Dio, Inferno e Paradiso.
 
      Nell’aletta del libro, leggendo la breve descrizione, è scritto: “Siamo porte. Ciascuno di noi, ovunque sul pianeta. Varchi spalancati attraverso cui il Male può irrompere e infettare la nostra realtà”.  Dunque il male esiste e noi siamo i suoi migliori conduttori? Possiamo tenere chiuse le porte, oggi, con tutte le possibilità che ci sono di corrompere il nostro spirito?
Ti è mai capitato di sentire al TG le interviste dei vicini di casa di qualche pazzo che all’improvviso stermina la famiglia? “Sembrava una brava persona…” non dicono così?
Un attimo prima sei una brava persona, poi le porte si spalancano e diventi un mostro. E’ questione di una frazione di secondo: se resisti all’impulso del male, andrai avanti a essere una brava persona, che magari cova rabbia e livore… Se cedi, precipiti in un inferno di orrore e dolore.
E’ una cosa che lascia interdetti, a pensarci.
Una volta spalancata quella porta, poi, è quasi impossibile richiuderla e tutto il male ci passa attraverso, trascinandoti sempre più a fondo. Credo che non sia facile aprirla, la stragrande maggioranza di noi riesce a condurre una vita retta, dietro a pesanti porte ben sprangate, ma ogni tanto, in qualche parte del pianeta, qualcosa riesce a passare…
Nel romanzo ho cercato di condensare questo pensiero, rappresentando l’uomo con i suoi mille difetti. Molti dei miei protagonisti combattono il male, altri cedono alla sua spinta. A volte è solo una questione di volontà: non conta quello che fai, se fai del bene o del male…
Conta quello che vuoi.
Puoi fare del bene per una vita intera, ma se dentro di te, in realtà, desideri qualcos’altro… molto probabilmente lo otterrai.

 

     Tornando alla narrazione. Il personaggio che le assomiglia di più e si è divertito a delineare, insomma quello che le è riuscito meglio?
Quello che mi è riuscito meglio lo lascio decidere ai lettori. Però posso dirti a chi vanno le mie preferenze, quali tra i vari personaggi mi sono divertito di più a descrivere. Il Diacono, innanzi tutto. Adoro questo personaggio. E’ complesso da gestire, obbliga a una disciplina ferrea, è una vera sfida narrativa per me, ma per questo mi piace. Poi c’è Padre Valdés, un rigido monaco, dalla fede incrollabile, ma anche disposto a guardare il mondo con occhi privi di ingenuità. E infine lei… la Divoratrice di anime. E’ un personaggio che resta impresso e in molti mi scrivono dicendomi la stessa cosa. Tessa non si dimentica facilmente. E’ stupenda, lasciva, terribile, imprevedibile.
Un autentico spasso.
      E’ un libro certamente Noir, Horror. Questi generi incutono timore, suscitano paura e inquietudine nel lettore. Cosa serve per “spaventare” il lettore e meritarsi l’etichetta di questo genere? Cosa in genere, fa più paura?
Io credo che paura e timore siano solo la prima parte dell’esperienza. Poi arriva altro… La passione, l’esaltazione, il coinvolgimento totale dei sensi. La paura è solo una specie di grimaldello per tenere sveglia l’attenzione del lettore, ma il piatto forte è quello che viene dopo. Non scrivo mai per spaventare o disgustare i miei lettori, non è quello il fine ultimo della mia scrittura: scrivo per vivere insieme a loro un’avventura incredibile, qualcosa che sperimentiamo insieme, un viaggio esaltante, divertente e stimolante… E’ quello che cerco di trasmettere e spero di esserci riuscito.
     Complimentandomi ancora per la buona riuscita di questo romanzo e ringraziandola per l’intervista, le lascio la parola per concludere e salutare i nostri lettori.
Grazie di cuore a te e a tutti i lettori che vorranno intraprendere questo viaggio insieme ai miei personaggi. Sono lì che vi aspettano… Io intanto (come si dice in questi casi “a grande richiesta”) mi metto al lavoro per il seguito del romanzo.
Interviste

Intervista a Yuri Ferrante

17 gennaio 2011

Ciao Yuri, benvenuto nel mio spazio… Books Passion è lieta di ospitarti per un’intervista. Scusami per il tempo trascorso da quando ti avevo promesso questo momento culturale 😛

Pronto? Via!

1. Anzitutto chi è Yuri Ferrante? (e scusami l’impertinenza, ma perché questo insolito nome Yuri?)

Sono un ragazzo di Modena che vive in un paesino nella campagna emiliana. Ho un lavoro da impiegato, sono abituato a dormire poco, e dal passare molte ore notturne insonne è nata la mia raccolta di racconti. Per quanto riguarda il mio nome, c’entra sempre la scrittura; mio padre era appassionato di letteratura russa.

2. La tua è una raccolta di racconti che sembrano ispirarsi un po’ a quelle che sono le “manie” della società moderna. Vuoi spiegarci tu a cosa ti sei riferito nello specifico?

Credo che pur essendo un insieme di racconti, in realtà i vari episodi si rifanno tutti a quelle che sono paure e manie. E così tra le pagine compaiono la paura della guerra, la paura di perdere una persona amata, le “tradizionali” paure della morte e gli incubi, l’ossessione di dover essere felici a tutti i costi, la mania di dover copiare la società americana, ancora oggi vista come “modello ideale”, anche per quello che riguarda la cultura. Nonostante i mezzi di comunicazione tentino di dipingere la mancanza di paure come sinonimo di “forza interiore”, tutti hanno qualcosa da temere. E la forza non si acquisisce fingendo che non esistano le paure, bensì parlandone, anche in modo scherzoso a volte.

3. Hai un tuo racconto preferito? Quello per cui hai provato più piacere a scrivere?

Devo dire che mi sono divertito mentre scrivevo “L’alieno”, il racconto col tratto più ironico del libro. Mentre in altre storie, come “Mi riconosci?”, il piacere dello scrivere è quasi qualcosa di terapeutico, una liberazione.

4. Di contro, quello che ti ha convinto meno?

Quelli che non mi convincevano molto li ho lasciati fuori. Ho voluto raccogliere i racconti che mi piacevano di più.

5. Sei molto critico con te stesso?

Nemmeno troppo. Tendo a favorire la spontaneità del momento; è difficile che scriva una storia per poi stravolgerla con molte correzioni. Al massimo l’accantono, e scrivo qualcosa di nuovo.

6. Spesso ho riscontrato in questi racconti un po’ l’ironia di Italo Calvino e il suo “Marcovaldo”. Hai un autore modello?

Sicuramente Calvino è uno dei miei autori preferiti ma, purtroppo per me, non credo di avere molto in comune con lui. Ammiro la creatività, il genio e l’innovazione di gente come Aldo Nove, Paolo Nori e Chuck Palahniuk e probabilmente la lettura delle loro opere ha in parte influenzato quello che scrivo.

7. Cosa pensi dei lettori italiani? Concordi sul fatto che i lettori italiani sono in netta minoranza e che in genere le persone non impieghino il loro tempo libero in una sana lettura?

Credo sia impossibile poter stabilire la “quantità” dei lettori italiani e la qualità di ciò che leggono. Sicuramente ci sono coloro che comprano molti libri, e poi li mettono sugli scaffali senza nemmeno aprirli ed altri che al contrario forse non entrano mai in una libreria ma sono assidui frequentatori di biblioteche. Comunque sia, la tecnologia potrà andare avanti come vuole, ma ci sarà sempre qualcuno che vorrà dedicare del tempo ad un libro.

8. Quali sono i tuoi generi preferiti?

La narrativa italiana dei nostri giorni; i già citati Nove e Nori, ma anche Morozzi, Scarpa, Ammaniti, o autrici come la Vinci e la Mancinelli. Mi piacciono le storie ambientate nella quotidianità ma con elementi che richiamano un po’ la “follia”.

9. Cosa spinge un ragazzo a scrivere e quando è nata in te la voglia di farlo?

La scrittura è un modo in cui si può evadere dalla realtà, si può dare spazio sulla carta stampata a cose che non esisterebbero normalmente nel mondo che ci circonda, e trovo tutto questo parecchio stimolante. Riguardo a quando è nata in me la voglia, direi praticamente da sempre. Alcune mamme raccontano ai figli delle storie quando sono molto piccoli, ma a mia madre non piaceva particolarmente. E così presi l’abitudine di inventarle io, e di raccontarle a lei.

10. Progetti futuri?

Ovviamente continuerò a scrivere e la speranza è poter trovare qualcuno disposto a darmi fiducia e a pubblicarmi. Non è una cosa semplice, bisognerà lavorare molto per migliorarsi il più possibile.

11. In quale genere letterario ti piacerebbe cimentarti?

Mi piacerebbe provare a scrivere un romanzo lungo. Ho già provato nel passato ma ero, diciamo, troppo giovane e senza esperienza per realizzare qualcosa d’interessante. Potrebbe essere il momento per tentare ancora.

12. Prima di salutarci (e ti auguro tanta fortuna per il futuro) vuoi aggiungere qualcosa?

Semplicemente grazie per questo spazio, e spero abbia stimolato in qualcuno la curiosità a leggere i miei racconti. Ciao.

Grazie per essere stato qui con noi e aver condiviso un pezzettino di te. A presto!!!!

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